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Casumaro è una frazione del comune di Cento, in provincia di Ferrara. Distante 15 km da Cento, la sua caratteristica è di essere posta esattamente al confine tra le province di Ferrara e di Modena, mentre il suo territorio cade sotto l’amministrazione di ben tre comuni, quello di Cento, di Bondeno e di Finale Emilia. Dal punto di vista amministrativo e strettamente formale, la popolazione della frazione è di circa 2000 abitanti.

Non c’è certezza assoluta sull’origine del nome del paese; una leggenda vuole che Matilde di Canossa perse un figlio annegatosi dalle parti di Casumaro, e diede il nome al luogo di “Caso amaro”. Tuttavia, è molto più probabile che il toponimo derivi da “Casimari”, termine con il quale si indicavano piccole capanne di contadini di valle, presenti in quella zona. Le prime menzioni sul territorio sono dell’VIII secolo, quando Casumaro viene menzionato far parte della “Corte di Trecentola” (che comprendeva anche Finale Emilia e Santa Bianca), e dove fu edificato Ponte Duce, una fortezza situata al confine tra il Regno longobardo e l’Esarcato di Ravenna, allora parte dell’Impero bizantino. Nel 1017, la contessa longobarda Richilca, conosciuta come Beatrice di Lotaringia e madre di Matilde di Canossa, donò parte del territorio della Corte di Trecentola all’abbazia di Nonantola, mentre l’altra parte era sotto controllo della curia bolognese. Alla fine del XII secolo su richiesta al vescovo di Bologna di alcune famiglie centesi, era nata la partecipanza agraria, una divisione collettiva dei terreni per consentire la bonifica e lo sfruttamento delle terre da parte degli abitanti stabili di quei territori. Tale forma di proprietà collettiva, che rimane tuttora in vigore, prese forma a Casumaro nel 1358, quando la parte meridionale del paese viene definitivamente restituita al comune di Cento, mentre quella settentrionale rimaneva sotto controllo degli Estensi. Casumaro rimase nei secoli successivi territorio di confine tra Ducato di Modena e Reggio e Stato Pontificio, fino all’unificazione d’Italia. Nel 1451 iniziarono i lavori di costruzione della chiesa parrocchiale, su richiesta e a spese dei casumaresi alla curia di Modena, alla quale faceva parte la comunità; in quel periodo infatti, il corso del fiume Reno era diverso da quello attuale, e le frequenti inondazioni impedivano spesso ai fedeli di spostarsi a Finale Emilia per la messa domenicale.

La chiesa fu costruita dov’era già presente un oratorio dedicato a san Lorenzo, protettore della frazione. All’inizio del XVI secolo fu costruito il presbiterio, e del 1608 è una delle opere più antiche e di maggior pregio artistico presenti all’interno della chiesa, del pittore ferrarese Carlo Bononi: la rappresentazione de “I Martiri San Lorenzo e San Pancrazio accolti nella Gloria del Cielo”, quadro conservato in una pala d’altare di legno intagliato e dorato. All’interno della chiesa sono presenti altre opere di discreto valore storico-artistico, come un quadro dell’allievo del Guercino, il pittore Benedetto Gennari, datato 1670.

La sagra della lumaca, che coincide con la Fiera di san Lorenzo, si svolge tradizionalmente dagli ultimi giorni di luglio al 10 agosto, giorno di san Lorenzo, patrono del paese. Nel 2018 la sagra è arrivata alla 43ª edizione e, dal 1999, Casumaro viene definita Città della lumaca dall’associazione italiana elicicoltori. Le lumache, della specie Helix pomatia, vengono cucinate in vari modi, anche se il piatto tradizionale rimane quello delle “lumache alla casumarese”, la cui ricetta originaria risale al periodo degli Estensi; pare che la prima ricetta delle lumache alla casumarese risalga al 12 novembre 1611, ed era nota come “ricetta della Nuccia”, una signora proprietaria di un’osteria al confine tra lo Stato Pontificio e il Ducato di Modena.

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